I just lost a fight this morning.
Apparently, talking about people you’d like to sleep with does not qualify as oral sex.
I just lost a fight this morning.
Apparently, talking about people you’d like to sleep with does not qualify as oral sex.
I’ve got a truckload of unfinished posts in draft status, and absolutely not a drop of will to finish any one of them. So I will give in to the latest quick thought, waiting for better times.
I was thinking about Microsoft Vista earlier today. More specifically, about the fact that nobody seems to like it. Most people I know are very disappointed from being force fed it buying a new machine. Those who have a choice aren’t even remotely considering the switch. Every single day I read or hear about reports ranging from bitterness to furious rage.
As I said many times before, in spite of the looks, I don’t hate Microsoft. I think I can understand the reasons behind their success. Of course, mainly because of these reasons, I don’t like them either; but I don’t like ignorance as well, and still there is only so much I can do about it.1
Anyway, I was thinking that, as a well-known and long-standing opponent, maybe I should take some small comfort from this bad reputation that Vista is gaining. This led me to a simple question: so, why am I not taking any comfort?
I’d like to tell you that my answer has to do with the Law of Karma, but I’m afraid I’d be lying. The truth is that I feel there is absolutely nothing to take comfort from. In spite of the bad stories, Vista is already a commercial success, and it’s only going to gain. People will just keep on being force fed it, and in the end they’ll come to like it, or pretend they do, simply because they have no choice.
Or do they?
Ignorance is bliss—to some.
1 the brighter ones will see the connections here, but let’s not digress, or I’ll end up with one more draft…
A rather unpleasant fact that happened recently in my life had the consequence of making me realize how much one of the most evident facts in life is usually undervalued in our culture: the principle stating that every action has a reaction.
This new consciousness coming from taking this apparently trivial consideration to an upper level is having a dramatic impact on so many aspects of my life I hardly could have imagined. So many things I felt were right notwithstanding a feeling of unease just make a lot more sense now.
One not so trivial consequence of this is that I realized how much most people think they’re better than they turn out to be. Too bad this reasonably includes myself.
So much for fighting my Jesus complex…
You!
Yes, you behind the bikesheds!
Stand still laddy!
I had this wonderful vision of someone watching TV from inside Second Life.
That will be the next big thing.
Say what you want
Say what you will
‘Cause I find
You think what makes it easierAnd lies spread on lies
We don’t care
Belief is our relief
We don’t careTears For Fears – Ideas As Opiates
Qualche anno fa ho ricevuto una storia via e-mail che mi è rimasta molto impressa.
Recentemente mi è tornata in mente e, grazie a Google, credo di essere riuscito a tracciarne le origini; a quanto pare si tratta di un aneddoto di Heinrich Böll, narrato da Wolfgang Sachs. Tuttavia, a parte la mia arcinota propensione alla digressione (o, come direbbe Spock, verso l’irrilevante), il contenuto della storia è più interessante delle sue origini.
Per quanto si possa ragionevolmente discutere delle conclusioni, sicuramente la storia rappresenta un ottimo spunto per una riflessione personale; ed è questa la motivazione per cui la porto all’attenzione dei miei venti lettori (non per sminuirmi: cinque l’avevano già sentita prima).
Sul molo di un piccolo villaggio messicano, un turista si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto.
Dopo essersi complimentato con il pescatore per la qualità del pesce, gli chiede quanto tempo abbia impiegato per pescarlo.Pescatore: «Non ho impiegato molto tempo.»
Turista: «Ma allora, perché non è stato di più, per pescare di più?»Il messicano gli spiega quindi che quella esigua quantità è esattamente ciò di cui ha bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia.
T: «Ma come impiega il resto del suo tempo?»
P: «Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita.»T: «La interrompo subito; sa, sono laureato ad Harvard, e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto lei dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più. Così logicamente pescherebbe di più. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche! Potrà permettersi un’intera flotta!! Quindi, invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, e potrà a suo tempo aprirne una sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles, o magari addirittura a New York!! Da lì potrà dirigere un’enorme impresa!»
P: «Ma per raggiungere questi obiettivi, quanto tempo mi ci vorrebbe?»
T: «20, 25 anni forse…»
P: «…e dopo?»
T: «Ah dopo, e qui viene il bello, quando i suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!!!!!!!»P: «…miliardi? …e poi?»
T: «Eppoi finalmente potrà ritirarsi dagli affari, e concedersi di vivere gli ultimi 5/10 anni in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un po’ di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo e giocando in allegria!»
There is little value in insuring the survival of our nation if our traditions do not survive with it. And there is very grave danger that an announced need for increased security will be seized upon by those anxious to expand its meaning to the very limits of official censorship and concealment.
Excerpts from:
Address before the American Newspaper Publishers Association
President John F. Kennedy
New York City, April 27, 1961
That’s 45 years ago. Feels more like 45 minutes.
Link: What GWBush could learn about secrecy from a past President
Courtesy of gronne @ digg (original comment)
Già in precedenza Beppe Grillo mi era apparso non brillare nel verificare o documentare le fonti delle notizie che riporta, ma stavolta è davvero bella grossa.
Mi riferisco all’articolo “Cervello à la coque”, il quale riporta di come dei fantomatici ricercatori sarebbero riusciti a cucinare un uovo in poco più di un’ora, semplicemente mettendolo fra due cellulari mantenuti in conversazione.
Ho ricevuto il link all’articolo originario prima che fosse pubblicato sul blog di Grillo. Non voglio sostenere che tutti abbiano (o debbano avere) un livello di cultura scientifica tale da immaginare immediatamente che si tratti di una bufala colossale. Credo tuttavia che, quando si legge una cosa del genere, un po’ di sano dubbio possa venire a tutti; perlomeno a chi abbia già scoperto l’acqua calda, metodo che mi risulta essere ancora quello universalmente riconosciuto ed adottato per cucinare le uova sode.
Tempo addietro, uno non particolarmente intraprendente o curioso sarebbe rimasto nell’incertezza, assieme al suo sano dubbio; oggi invece abbiamo Internet e i motori di ricerca, che indicizzano costantemente il meraviglioso e utilissimo sito del mitico Paolo Attivissimo (un nome, un programma) come tanti altri. La stessa Internet che ci porta notizie false (e non solo, grazie al cielo) alla velocità della luce ci fornisce anche un meccanismo per verificarne la verosimiglianza, alla medesima velocità e con buone probabilità di successo. Nel mio caso sono bastati pochi secondi a confermare non solo la totale assenza di fondamento nella notizia, ma persino la storia di questa messinscena.
La prima volta che ho assistito ad uno spettacolo dal vivo di Grillo, l’ho sentito sparlare di Internet con argomentazioni evidentemente non informate, proprio a pochi metri da me. Ad onor del vero la Rete, pur essendo già il mio mestiere, non era ancora molto diffusa; non credo però che gliel’avesse ordinato il dottore di parlare in termini denigratori di cose che non conosceva, il tutto davanti a diverse centinaia di persone. Più volte sono stato tentato di alzarmi e dirgli “guarda che ti sbagli”.
Oggi Beppe pensa che Internet sia la cosa più bella del mondo (sempre dopo la passera, beninteso, ci tiene anche lui a specificarlo), il media destinato a ridare il potere al popolo. Non sarò certo io a convincerlo che le cose stanno diversamente. Se non credessi nella forza di Internet, non farei il mestiere che faccio, e non starei qui a scrivere queste cose alle due di notte.
Però, come spesso accade nella vita, è necessario giocare pulito ed evitare di prendere certe scorciatoie, che magari sul momento ti danno l’impressione di farti acquisire un vantaggio, ma è un vantaggio che quasi sempre sulla lunga distanza si paga.
Non vorrei essere frainteso. Può capitare a tutti di avere lo spesso citato “momento del coglione”. Apprezzo ed appoggio da tempo gran parte dell’operato di Beppe Grillo. Sono stato uno dei primi lettori del suo blog. Lo finanzio acquistando i suoi DVD e andando ai suoi spettacoli, che sono sempre un’esperienza incredibile. In occasione dell’ultimo spettacolo sono rimasto impressionato dagli obiettivi che sta raggiungendo nella lotta contro gli inceneritori, assieme ai suoi valenti e preparati alleati, tant’è che mi sono sentito in dovere di contribuire economicamente alla causa.
Ed è così che si fa, ovvero citando e documentando rigorosamente le proprie fonti prima di fare affermazioni tanto importanti, e non al contrario prestando il fianco alle stesse critiche che si muovono tanto vigorosamente ai propri avversari.
In passato ed anche recentemente ho sentito Grillo schermirsi dall’accusa più o meno diretta di non documentare opportunamente le proprie fonti sostenendo di essere un comico e non uno scienziato/economista/giornalista. Sono d’accordo con lui quando dice che il fatto che un comico ed un TG satirico siano gli unici a denunciare certi accadimenti è a dir poco preoccupante. Ma così non vale. Quando si affrontano certi temi, non si può essere informatori (sebbene dichiaratamente proprio malgrado) o giullari a seconda di quello che conviene sul momento. Se no torni a fare “te lo dò io il Brasile” come anni fa, che magari guadagna uguale, e di sicuro si diverte di più e passa molti meno guai.
A ben vedere, è tutta una questione di valore dell’informazione. Se non si dà credibilità a quello che si dice, tantovale non dirlo, o si fa solo confusione. Nella fattispecie, significa fare il gioco di coloro che cerca di denunciare. Mi meraviglia che Grillo parli a più riprese di questi concetti nei suoi spettacoli e nei suoi post sul blog, e poi capiti che non li metta in pratica.
Si potrebbe cominciare dal risparmiare i soldi gettati per comprare pagine di carta stampata, giustamente tanto vituperata per i propri servilismi, e spenderli per dotare il blog di un sistema di moderazione che faccia affiorare le perle rare che sono certi commenti dei lettori che si incontrano quando si ha il tempo di andarli a cogliere nel mazzo di merda autoindulgente, egoriferita, nazional-popolare, o più semplicemente stupida o off-topic. Questo sarebbe aumentare il valore dell’informazione che si fa. Questo sarebbe credere nella gente. Questo sarebbe credere in Internet.
UPDATE 2006-09-09: a quanto pare il sistema dei commenti è stato ritoccato, aggiungendo un meccanismo di espansione/contrazione delle risposte. Questo stratagemma rende forse un po’ più comoda la lettura in certi contesti, ma per contro penalizza l’accessibilità , e soprattutto non fa nulla per aumentare il valore dei contributi inseriti.
UPDATE 2007-03-12: qualcosa si muove. Che mi abbiano ascoltato?
È stato aggiunto un sistema di autenticazione degli utenti e di votazione dei commenti inseriti, riservato agli utenti autenticati. C’è ancora tanto da fare, ma è infinitamente meglio di prima.
Let’s face reality people, the human race’s continued survival is solely based on the true intelligence of less than 5% of the population.